sabato 24 gennaio 2015

Uzzano Castello, una suggestiva solitudine

Uzzano Castello
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Spinto da una bella foto trovata in un libro ho deciso di dedicare un pomeriggio libero a conoscere meglio questo piccolo borgo della Valdinievole, la frazione più antica tra quelle che costituiscono l'attuale comune di Uzzano.


L'abitato ha una forma a ventaglio ed è situato su di uno sperone collinoso a 250 metri di altezza, a dominio tra la conca di Pescia e la Valdinievole. Dell'antico castello restano solo tracce delle mura e alcune porte. Molte le strade ancora lastricate in pietra; diversi edifici sono degni di nota, tra cui spiccano il Palazzo del Capitano, antica sede comunale, e l'arcipretura dei Santi Jacopo e Martino che sovrasta il paese.

Poche le persone, molto il silenzio, vasto il panorama: in due parole, un luogo che merita sicuramente la visita.

martedì 20 gennaio 2015

Parole nel paesaggio, paesaggi di parole

Parole
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Vi siete mai soffermati su tutte le parole che ci circondano? A differenza dei nostri antenati noi viviamo in un mondo in cui la parola scritta è onnipresente, fa parte del mondo contemporaneo al pari dei tralicci dell'alta tensione, degli edifici o delle automobili. Ne siamo circondati, ci siamo immersi; e questa pervasività fa sì che non ci accorgiamo più di tutte queste parole, diventate elemento ordinario del paesaggio urbano non meno che di quello mentale.

Proprio per questo le usiamo tutti i giorni senza troppa attenzione, spesso storpiandole o abbreviandole. Le consideriamo banali, scontate, concrete e astratte al tempo stesso, semplici da usare ma complicate da spiegare nella loro essenza. Ogni parola porta in sé una storia, trasmette un'emozione: ciò nonostante molto raramente le vediamo come un "paesaggio" di segni che anticipa quello mentale creato dal loro significato. 

Questa piccola ricerca fotografica cerca di vedere le parole che ci circondano "prima" del loro farsi significato. Le rappresenta come un'anticipazione di emozioni ancora da venire o la promessa di eventi non ancora realizzati, un "paesaggio dell'anima" prima ancora che della mente.

Musica: DeVotchKa, "How It Ends"

martedì 13 gennaio 2015

Galway, Irlanda: una poesia

Galway, estate 1997

Grattando con unghie affilate
le scabre grigie cose
che ci accerchiano,
non resta forse sul dito
un po’ di scaglie dorate,
un’iridescenza di ali di farfalla,
un’eco, una traccia
di qualcosa di struggente e vano
come il ricordo e la memoria?

E qui, proprio qui,
seduto su un gradino
di livida arenaria
qui,
lungo il bordo di una strada
oltre il rumore delle auto
oltre l’indifferenza dei passanti
mi colpisci, colore
con un lampo
mediterraneo

lunedì 12 gennaio 2015

La Rocca di Montemurlo, immagini per una visita

Rocca di Montemurlo
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"Consiste Monte Murlo in una vaga collina che si avanza quasi isolata nella pianura occidentale di Prato, fra l'Agna e il fosso Bagnolo, ultimo risalto dello sprone meridionale del Monte Giavello. La maggiore altezza presa dal campanile della pieve di Montemurlo trovasi a braccia 328 sopra il livello del mare Mediterraneo fra il grado 28° 42' 3' di longitudine e il grado 43° 55' 8" di latitudine, 6 miglia circa a levante di Pistoja, e 14 a maestro di Firenze. E il castel di Montemurlo è una piccola cosa in confronto della fama che il suo nome per l'Italia mena. Imperocchè esso è tenuto generalmente per un fortilizio di gran conseguenza da chi pensa che Castruccio vi pose l'assedio nel tempo che faceva abbattere la sottoposta torre di Perugiano ai Pazzi e il sovrastante castello di Giavello agli Strozzi di Firenze; e più che altro Montemurlo è rinomato dal caso che ne fecero e dal vistoso prezzo che per averlo da'Fiorentini fu pagato. Ma la fama si accrebbe a Montemurlo dai caldi fautori della spirata repubblica, o piuttosto dai fieri nemici della casa de' Medici salita sul trono di Firenze. I quali trovandosi nella lista de' proscritti da Cosimo I, nel 1587 costà si raccolsero con una mano di armati nella lusinga di poter abbattere questo e di far risuscitare la già sepolta libertà fiorentina. Alla testa dei restauratori era quel Baccio Valori che ott'anni prima a nome del pontefice Clemente VII assisteva indefessamente all'assedio di Firenze, e quindi dettava bugiardi capitoli alla sua resa nella villa Guicciardini a Montici, appellata poscia per onta la Bugia. L'altro fu. Filippo di Piero Strozzi, uomo da potente famiglia uscito, di animo nobile, e volto a generose imprese." (E. Repetti, Dizionario Geografico e Fisico della Toscana, 1833)
Foto aerea della Rocca (dal libro "Sguardi dal cielo" di A Tradii e C.Cerretelli, 2006)
Il turista o anche il semplice curioso che si trovi oggi a salire le curve tortuose della strada che porta alla Rocca trova poche memorie del passato militaresco del luogo. Appartato nel suo isolamento a dominio di una piana ormai irriconoscibile, il castello sorveglia oggi una terra ben diversa da quella che conoscevano coloro che la Rocca avevano ideato e costruito: industrializzata e antropizzata, quasi del tutto immemore del suo passato.

Nell'insieme la Rocca si può definire una villa privata di aspetto "merlato" che nasconde sotto belletti ottocenteschi le poche parti originali (mura e torre) dell'antica struttura medievale. E' preceduta da un piccolo borgo a cui si arriva attraverso una porta che rappresenta il resto più cospicuo delle antiche mura. Le costruzioni del borgo, tutte sottostanti la villa, prospettano su una piccola piazza rettangolare dove si trova la cancellata che attualmente costituisce l'ingresso della Rocca, a cui si arriva attraverso una serie di terrazze-giardino. Accanto alla cancellata alcune case private, la pieve di San Giovanni Decollato col suo campanile che non nasconde le passate velleità di torre difensiva, una sorprendente copia di un cippo etrusco del VI secolo a. C. scoperto nel 1933 nella scalinata di accesso e un ristorante-pizzeria. Vasto e ancora bello il panorama, in cui l'occhio corre ad oriente lungo le quinte delle colline - Monte Ferrato, Poggio Castiglioni, Monte Morello - fino a cogliere - lontana ma ben distinguibile - la cupola del Duomo di Firenze.

Va infine elogiato il recupero di quello che resta del castello e dei giardini da parte della famiglia Becciani, proprietaria della Rocca dagli anni Trenta del Novecento. Oltre ad aver mantenuto i bellissimi giardini hanno creato nei sotterranei/cantine una sorta di "piccolo museo contadino" che si vede con piacere, e aperto in molte occasioni la Rocca alle visite del pubblico. 

sabato 10 gennaio 2015

Il Paese del Vento

Le Apuane viste da Portovenere
Il paese del vento è il luogo che abbiamo lasciato quando eravamo piccini e che vorremmo ritrovare per trascorrere una serena vecchiaia. È il paese delle fate e delle streghe, la terra della memoria e dei ricordi. 

Si trova lontano, oltre l’orizzonte, dietro le grandi montagne che ne nascondono il cuore con una corona di ghiaccio e nuvole. È una terra di strade bianche spazzate dalla tramontana e di cieli limpidi, di colline e boschi, di acque e vallate, piena della grande e profonda quiete delle stagioni e delle cose. Ne siamo esuli, e ci pensiamo come alla famiglia abbandonata per migrare verso terre lontane e ostili; ne raccontiamo le storie la sera, seduti accanto al fuoco.

Noi le apparteniamo: nel fondo dei nostri grandi occhi incupiti scintillano le cime innevate, e le nostre vesti di viandanti sono rigonfie del vento del nord, che chiama il nostro nome con una voce di tromba marina. 

Un giorno anche noi daremo ascolto al richiamo: e torneremo alla casa dei padri, alle stagioni tranquille e silenziose del paese del vento che ci attende.