mercoledì 28 maggio 2014

Genesis Revisited II - Steve Hackett's Live in Rome

Genesis Revisited II - Steve Hackett
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Un bellissimo concerto quello tenuto da Steve Hackett e la sua band all'auditorium Conciliazione di Roma giovedi 22 maggio scorso. Oltre a Hackett, erano sul palco Nad Sylvan (cantante), Rob Townsend (sax tenore, flauto), Roger King (tastiere), Nick Beggs (bassista), Gary O'Toole (percussioni, voce). Tutti all'altezza della situazione; incluso l'auditorium, che ha confermato la bella acustica che ci aspettavamo.

Hanno suonato per più di due ore molti dei vecchi successi dei Genesis prima maniera, da Firth Of Fifth a Watcher of The Skies, passando per Return Of Giant Hogweed, Musical Box, The Fountain Of Salmacis e la memorabile Supper's Ready.

Al di là dell'"how we were" vissuto nel ricordo di noi stessi adolescenti che ascoltavamo questi brani, riascoltando queste musiche in questi tempi da fast food colpisce la complessità di questa musica pop che pop non è. E' una musica complicata di ascolto non immediato che affonda le sue radici in una conoscenza approfondita della composizione classica e moderna, della letteratura, del mito inteso anche come storia ancestrale di tutti noi. Ciò nonostante - o forse proprio per questo - ci colpisce dritta al cuore.

E in questi intricati intrecci di chitarra elettrica batteria e tastiere, con la voce del cantante che narra di strane storie ambientate in mondi fantastici, abbiamo sentito palpitare il mondo dentro di noi con la certezza che la misura della nostra umanità è data anche dalla musica che ascoltiamo. Perché noi siamo parte di questa musica, e queste note sono una delle felicità possibili di un mondo che spesso di felicità è avaro.

giovedì 15 maggio 2014

Una mattina nella Certosa di Pisa

Certosa di Pisa
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Una mattina di martedì, alla Certosa di Calci, vicino a Pisa. Mi sono trovato da solo, con la sola compagnia di una guida, a percorrere i corridoi, le cappelle, gli spazi deserti di questo vasto complesso monumentale in fondo alla val Graziosa, ai piedi dei monti Pisani.

Mi piace quando mi trovo da solo in luoghi come questo: posso far vagare lo sguardo, far correre la fantasia, immaginare l'invisibile. Evidenziare - forse - l'impercettibile trasparire di qualche piega del Tempo attraverso il presente. Come se ancora il passato non fosse davvero Passato ma misteriosamente presente, e vivo.

Cliccando sulla foto in intestazione potete vedere una piccola galleria di immagini - 16 in tutto - scattate in questa piccola visita.

Qualche informazione tratta dalla Wikipedia: la Certosa di Pisa o, più propriamente, Certosa di Calci, si trova in Provincia di Pisa, nel comune di Calci. Ex monastero certosino, ospita anche un museo dell'Università di Pisa di Storia Naturale e del Territorio. Dista circa 10 km dalla città di Pisa e un tempo rientrava nel comune della città. L'aspetto attuale ha forme barocche ed è composta da un grande cortile interno subito dopo l'ingresso, dedicato alla vita comune e punto di incontro con il mondo esterno, mentre oltre gli edifici che circondano il cortile sono disposte le celle, gli orti e gli ambienti più riservati e tranquilli, adatti alla regola di vita certosina.

domenica 11 maggio 2014

L'acqua dei Renai di Signa e una poesia di Cesare Pavese

Questa immagine colta ai Renai di Signa mi ha riportato alla mente una poesia di Cesare Pavese, letta e riletta ai tempi della mia giovinezza. Tenevo il libro come un breviario e me lo portavo dappertutto; il ritmo peculiare dei versi mi è rimasto dentro come una sorta di musica interiore. Ve la posto qui di seguito.
Paesaggio VIII

I ricordi cominciano nella sera
sotto il fiato del vento a levare il volto
e ascoltare la voce del fiume. L’acqua
è la stessa, nel buio, degli anni morti.

Nel silenzio del buio sale uno sciacquo
dove passano voci e risa remote;
s'accompagna al brusio un colore vano
che è di sole, di rive e di sguardi chiari.
Un'estate di voci. Ogni viso contiene
come un frutto maturo un sapore andato.

Ogni occhiata che torna, conserva un gusto
di erba e cose impregnate di sole a sera
sulla spiaggia. Conserva un fiato di mare.
Come un mare notturno è quest'ombra vaga
di ansie e brividi antichi, che il cielo sfiora
e ogni sera ritorna. Le voci morte
assomigliano al frangersi di quel mare.

Cesare Pavese
 (da: Cesare Pavese, Poesie, Mondadori 1980)

domenica 4 maggio 2014

Una domenica tra Portovenere e l'isola Palmaria

Isola Palmaria
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Domenica 4 maggio abbiamo fatto a piedi il giro dell’Isola Palmaria, quella per intendersi che sta proprio davanti a Portovenere. Abbiamo fatto 9 km di percorso con circa 300 metri di dislivello, abbiamo visto bellissimi panorami e un’isola tutto sommato assai diversa - in meglio - da quella prima volta in cui la visitammo, devastata dal fuoco e costellata di ruderi militari e civili, nell’ormai lontanissimo 1989.

Di seguito qualche dato per chi volesse saperne di più.

L’isola Palmaria con la sua superficie di 1,89 km², è la più grande delle tre isole del Golfo della Spezia e dell’intero territorio ligure; le altre due isole, Tino e Tinetto, si incontrano scendendo di pochissime centinaia di metri in linea retta verso sud.

L’isola ha una forma triangolare: i lati che si affacciano verso Porto Venere e il golfo della Spezia sono quelli più antropizzati e degradano dolcemente sino al livello del mare, ricoperti dalla tipica vegetazione mediterranea; il lato che guarda verso ovest, ossia verso il mare aperto, è caratterizzato invece da alte falesie a picco sull’acqua, nelle quali si aprono molteplici grotte. I lati più antropizzati vedono la presenza di alcune abitazioni private, di una trattoria (in località Pozzale) e soprattutto di stabilimenti balneari, sia pubblici sia riservati ai dipendenti di Marina Militare e Aeronautica Militare.

Per quanto riguarda il lato occidentale, ovvero quello più difficilmente accessibile, sono degne di nota la Grotta Azzurra, visitabile in barca, e la Grotta dei Colombi, che si può raggiungere solo calandosi con delle corde. Quest’ultima in particolare si è rivelata molto importante nello studio delle vicende storiche del Golfo, in quanto al suo interno sono state ritrovate ossa fossili di animali pleistocenici, quali il camoscio e il gufo delle nevi, ma soprattutto resti di sepolture umane, che attestano la presenza dell’uomo ad almeno cinquemila anni fa.

Sull’isola sono presenti inoltre molte costruzioni di carattere militare e di grande interesse storico: sulla sommità, inaccessibile in quanto ex territorio militare ed attualmente in stato di abbandono, il forte Conte di Cavour (o forte Palmaria), la batteria sperimentale oggi adibita a centro di educazione ambientale e la batteria Semaforo; presso punta Scuola, la torre corazzata Umberto I – che aveva in dotazione due cannoni Krupp da 400 mm, ossia con il più alto calibro per l’epoca –, adibita nel secondo dopoguerra a carcere militare e da pochi anni ristrutturato e i resti della batteria Albini; sparsi nell’intero territorio dell’isola, svariati bunker risalenti alla Seconda guerra mondiale e resti di postazioni d’artiglieria costiera e contraerea per lo più inaccessibili in quanto abbandonati e sommersi dalla vegetazione.

Degna di nota, infine, è la presenza (nella parte meridionale dell’isola, denominata Pozzale) di una cava abbandonata, utilizzata un tempo per l’estrazione del pregiato marmo nero con striature dorate detto portoro. Sono ancora presenti i resti delle gru e dei paranchi utilizzati per la movimentazione dei blocchi di marmo, nonché i muri delle abitazioni dei minatori.

Le Alpi Marittime dalla Palmaria

Oltre duecento chilometri separano le vette delle Alpi Marittime dall'Isola Palmaria, collocata proprio davanti a Portovenere

Ma nelle giornate serene come quella di oggi le loro cuspidi coperte di neve compaiono nitide, sovrastando l'azzurro del Mar Ligure che si incupisce in lontananza, come se entrambi volessero sottolineare la nostra pochezza davanti a queste due immensità.

giovedì 1 maggio 2014

Il Tepidario del Giardino dell'Orticoltura a Firenze





Abbiamo avuto l'occasione di visitare il "Tepidario" recentemente restaurato del Giardino dell'Orticoltura a Firenze, in occasione della "Mostra del Fiore".

Nel 1880 la Federazione Orticola Italiana organizzò a Firenze la Prima Esposizione Nazionale e proprio per onorare degnamente l'incarico, la Società Toscana decise di completare il proprio giardino con la costruzione di un Tepidario (serra in ferro e vetro) di grandi dimensioni che non aveva precedenti in Italia. Fu promossa una sottoscrizione fra i soci al fine di trovare i fondi necessari alla nuova costruzione.

L'incarico di redigere il progetto fu affidato all'ingegnere e architetto Giacomo Roster e realizzato dalle Officine Michelucci di Pistoia, con le colonnine in ghisa della fonderia Lorenzetti, sempre di Pistoia.

Il tepidarium è a base rettangolare e misura 38,50x17 metri, con una superficie coperta che tocca i 650 mq. L'interno, che era riscaldato da stufe, è abbellito da due vasche con nicchie decorate da rocce spugnose, un omaggio all'architettura manierista, opera dell'intagliatore fiorentino Francesco Marini. In totale vennero assemblati ben 9.700 pezzi, con otto tonnellate di ferro cilindrato che sostengono la struttura. Dopo l'inaugurazione del 19 maggio 1880, il cronista della Nazione di allora lo definì "Palazzo di cristallo".